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  • Title: Associazione Culturale Circolo della Zampogna - www.zampogna.org
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  • Title: Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: Circolo della Zampogna.. Vai al contenuto.. L Associazione.. Breve storia dell Associazione.. Come si diventa Socio.. Modulo di iscrizione.. La Mostra Permanente.. La Zampogna ed il CIZ.. Breve storia degli aerofoni a sacco.. Centro Italiano della Zampogna (CIZ).. I Costruttori.. Il Festival.. 2001.. 2002.. 2003.. 2004.. 2005.. 2006.. 2009.. Produzioni.. Dove siamo.. Fatal error.. : Allowed memory size of 41943040 bytes exhausted (tried to allocate 16 bytes) in.. /var/www/virtual/zampogna.. org/htdocs/wpsite/wp-content/plugins/lightbox-plus/classes/shd.. class.. php.. on line.. 1532..

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  • Title: L'Associazione - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: CONSULENTE UNESCO per la SALVAGUARDIA del PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE.. La nostra carta d’identità.. Luogo e data di nascita:.. Scapoli (IS), assemblea pubblica del 25 novembre 1990, atto notarile del 12.. 12.. 1990.. Natura giuridica:.. Associazione Culturale senza scopo di lucro.. Finalità:.. salvaguardia e valorizzazione della tradizione, musicale e artigianale, della zampogna.. Diffusione soci.. oltre che a Scapoli, nel resto del Molise, in quasi tutte le regioni italiane, nei Paesi europei (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Norvegia, Svezia, Olanda, Austria, Grecia) e nei Paesi extra-europei (USA, Canada).. Sostieni anche tu il Circolo della Zampogna!.. diventando socio o rinnovando la tua iscrizione oppure inviando un contributo.. Socio Ordinario: 30.. 00 €.. Socio Sostenitore: 55.. 00€.. Per versamenti e/o bonifici su conto corrente postale oppure bancario :.. C/C Postale n.. 12044863 intestato a Associazione Culturale Circolo della Zampogna.. IBAN = IT81K0760115600000012044863.. C/C Bancario della Banca  ...   2013.. (1).. May 2013.. June 2012.. May 2012.. October 2011.. May 2011.. January 2011.. December 2010.. November 2010.. August 2010.. July 2010.. July 2009.. May 2009.. December 2008.. July 2007.. August 2003.. Tags.. Utriculus.. Link Exchange.. Zampogne.. com.. Zampognari friulani.. La scuola di Forlimpopoli.. Ray Sloan.. Mauro Gioielli.. Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani.. Nico Berardi.. G.. “Spedino” Moffa e la ZAMPOGNÒRCHESTRA.. La dimora Del Prete.. ICHNGO Forum.. I musicanti del piccolo borgo.. ICH.. Meteo.. Meteo Scapoli.. © 2000 - 2013.. Piazza Martiri di Scapoli.. 86070 – SCAPOLI (IS).. Italia.. [Site Map].. www.. zampogna.. org.. circolo@zampogna.. Website:.. /Pd.. pietrodalessio.. Circolo della Zampogna.. Motore utilizzato WordPress.. Send to Email Address.. Your Name.. Your Email Address.. Cancel.. Post was not sent - check your email addresses!.. Email check failed, please try again.. Sorry, your blog cannot share posts by email.. %d.. bloggers like this:..

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  • Title: Breve storia dell'Associazione - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: Le tappe fondamentali della nostra attività.. Istituzione, nel dicembre 1991, della Mostra Permanente di Cornamuse Italiane e Straniere.. Pubblicazione, dal gennaio 1992, della rivista Utriculus.. Rivitalizzazione e valorizzazione della Mostra Mercato della Zampogna, di fine luglio, mediante la sua integrazione con un vero e proprio festival musicale, iniziando -a luglio 1991- con la Settimana Europea della Zampogna e coniando poi –negli anni successivi- l’attuale denominazione di Mostra Mercato e Festival Internazionale della Zampogna.. Ideazione e attuazione del progetto Vivere con la zampogna, nell’ambito del Programma di Iniziativa Comunitaria LEADER II (1994 – 2001).. Pubblicazione di libri, CD, MC, Video, DVD.. Istituzione della Scuola di musica per zampogna e ciaramella..  ...   carnevale scapolese.. Organizzazione di numerosi convegni, seminari, mostre (in Italia e all’estero) e partecipazione a festivals analoghi (St.. Chartier, Strakonice) e ad altre manifestazioni in Irlanda, Inghilterra, Polonia, Spagna, oltre che in diverse regioni italiane.. Inoltre, l Associazione:.. nel 2008 è stata tra i fondatori del Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale che ha dato vita alla rete ICHnet – Intangible Cultural Heritage network.. il 7 giugno 2012 è stata ufficialmente accreditata presso l.. come consulente del Comitato Intergovernativo previsto dalla Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale.. L’attività dell’Associazione è stata sempre ed è tuttora gestita in forma volontaria da parte di soci e simpatizzanti..

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  • Title: Come si diventa Socio - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: L’adesione all’Associazione è subordinata alla richiesta scritta da effettuare sull’allegato modulo (o scaricabile dalla sezione “Media”) e al pagamento della quota sociale (socio ordinario: € 26,00 per l Italia e € 30,00 per l Estero; socio sostenitore: quota minima € 50,00).. L’iscrizione è annuale e decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la domanda è stata accettata dal Consiglio Direttivo del Circolo (che decide, sulle richieste pervenute, entro 15 giorni dalla loro ricezione).. Per i versamenti:.. c.. c.. p.. n.. oppure.. su c.. b.. della Banca Popolare di Bari intestato a Circolo della Zampogna.. per  ...   contatti con i costruttori e facilitazioni per l’acquisto, la riparazione degli strumenti e la fornitura di ance.. informazioni su concerti, seminari e festivals.. informazioni discografiche e bibliografiche.. contatti con gruppi musicali e singoli musicisti.. consulenze per ricerche, studi e tesi di laurea.. facilitazioni e sconti.. sulle pubblicazioni e altri prodotti realizzati dall’Associazione.. per la partecipazione a seminari di studio e corsi musicali organizzati dal Circolo.. per l’accesso alle strutture e ai servizi permanenti, quali Ostello, CIZ, Archivio, Biblioteca.. diritto a ricevere la rivista Utriculus.. Precedenza e sconti per l’utilizzo della rivista e del sito web per comunicati, inserzioni pubblicitarie, links..

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  • Title: Modulo di iscrizione - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: All Associazione Culturale Circolo della Zampogna.. 86070 Scapoli (IS).. Nome e Cognome.. ______________________________________________________________.. Luogo e data di nascita.. Indirizzo.. Telefono fisso o cellulare ________________________________.. e-mail _____________________________________________.. Data _____________________.. Firma _________________________..

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  • Title: La Mostra Permanente - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: VISITATE la MOSTRA PERMANENTE DI ZAMPOGNE e CORNAMUSE Italiane e Straniere.. Unica del suo genere in Europa dal 1991.. aperta tutti i giorni ecetto il Lunedi.. 10:00 13:00 16:00 19:00.. Catalogo a colori degli strumenti esposti CD DVD ed altre Pubblicazioni del Circolo della Zampogna.. A richiesta, visite guidate ed incontri con suonatori e costruttori.. Per informazioni:.. mobile: +39 333 362 8759.. e-mail: circolo@zampogna.. web-site: www.. Breve storia della Mostra Permanente di Zampogne Italiane e Straniere.. a cura di Antonietta Caccia-Presidente dell’Associazione Culturale “Circolo della Zampogna”.. La zampogna, spesso vista più come reperto di un mondo scomparso che come strumento musicale, è stata ed è quasi sempre presente nelle esposizioni permanenti di carattere etnografico, dai piccoli musei della civiltà contadina alle più grandi istituzioni quali, ad esempio, il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.. Tuttavia, a differenza di altri Paesi, in Italia essa non ha mai avuto un luogo tutto suo, una struttura esclusiva che ne mettesse in risalto storia, caratteristiche, occasioni e modalità d’uso, almeno fino al 1991, anno in cui il Circolo della Zampogna allestì a Scapoli la prima esposizione interamente dedicata allo strumento con l’otre: la Mostra Permanente di Zampogne Italiane e Straniere.. L’idea di istituire un Museo della Zampogna a Scapoli risale alla seconda metà degli anni ‘70 del secolo scorso.. Infatti sull’onda dell’interesse suscitato dalla Mostra Mercato (oggi anche Festival Internazionale della Zampogna), la cui prima edizione si tenne l’ultima domenica di luglio del 1975 nel Progetto Mainarde (ideato dal Parco Nazionale d’Abruzzo nel 1977 per l’ampliamento dei confini dell’area protetta al versante molisano) venne prevista la realizzazione a Scapoli di un Museo Nazionale della Zampogna con annessa Mostra Permanente del Folklore e dell’Artigianato Molisano.. Qualche anno dopo, nel 1981, in un’intervista rilasciata alla rivista “Abruzzo Oggi”, l’allora sindaco Pasquale Vecchione annunciava per l’anno successivo l’apertura del museo.. In realtà, alle buone intenzioni del pionieristico sindaco, deceduto prematuramente nel 1984, non seguirono i fatti e, come è ormai storia, il Museo civico della Zampogna di Scapoli ha visto la luce solo nel 2002.. Vale a dire 12 anni dopo l inserimento delle Mainarde molisane nel Parco Nazionale d Abruzzo (gennaio 1990) e 11 anni dopo la nascita della Mostra Permanente del Circolo.. Per l esattezza, la Mostra – per la cui istituzione non venne richiesto né elargito alcun finanziamento pubblico – venne inaugurata e aperta al pubblico il 14 dicembre 1991, coronando il primo anno di vita dell Associazione nel corso del quale, pur nel solco di una intuizione originaria che non si volle assolutamente disconoscere ma al contrario recuperandone ed esaltandone gli intenti, la neonata Associazione mise in campo alcuni punti cardine del suo progetto di tutela e valorizzazione della zampogna.. Numerose furono le iniziative attuate per stimolare a guardare alla zampogna in modo nuovo: non più solo come a un retaggio del passato da “celebrare” a luglio con la Mostra Mercato bensì come a un patrimonio comune, vivo e vitale; a rapportarsi alla complessità di uno strumento musicale in grado di entrare in sintonia con la sensibilità musicale contemporanea e di dialogare con la molteplicità di strumenti analoghi diffusi in tutto il mondo; a porsi, infine, come uno degli elementi qualificanti della strategia di sviluppo sostenibile che si andava delineando nell’area delle Mainarde dopo il suo inserimento nel Parco Nazionale.. In particolare, nel corso del 1991, il Circolo:.. - inventò e organizzò la Raviolata, sagra gastronomica con la quale si intese valorizzare il piatto tipico locale del Carnevale nonché ripristinare l’uso musicale della zampogna in un ulteriore periodo rispetto al consueto Natale;.. - realizzò e pubblicò il primo disco (la musicassetta Utriculus, canti e musiche per zampogna e ciaramella), in cui, accanto ai canoni espressivi tradizionali, si proponevano i primi tentativi di innovazione che nel giro di qualche anno avrebbero portato a una vera e propria rivoluzione organologica e musicale dello strumento; il disco venne curato da Piero Ricci che ne fu anche interprete con Mauro Gioielli e Lino Miniscalco;.. - ideò ed organizzò la Settimana Europea della Zampogna sulle cui basi, nel corso degli anni successivi, creò il Festival Internazionale della Zampogna  ...   dell’Associazione Culturale e provengono, in parte da donazioni di soci e simpatizzanti, in parte da acquisizioni dirette.. Non tutti gli strumenti esposti sono cornamuse: una parte del patrimonio è costituita da altri strumenti, alcuni variamente connessi ai repertori che connotano l’uso musicale degli aerofoni a sacco nel tempo e nei rispettivi luoghi di origine, altri costituenti la dotazione iniziale di una futura sezione di strumenti etnici e tradizionali, in senso più ampio (oboi e flauti popolari di diversa provenienza, idiofoni, membrafoni e cordofoni).. Per un decennio, dal 2000 al 2010, unitamente al centro di documentazione istituito con il Progetto LEADER e denominato “Centro Italiano della Zampogna” (C.. I.. Z.. ), la Mostra ha trovato collocazione in una sede più ampia, con una migliore definizione del percorso espositivo, articolato in due principali sezioni: la prima dedicata alle zampogne molisane e agli altri strumenti a sacco italiani; la seconda alle cornamuse europee ed extra-europee.. Dal mese di luglio del 2010 è stata spostata e nuovamente allestita presso la sede dell’Associazione, in Piazza Martiri di Scapoli, dove continua ad essere tenuta aperta da volontari del Circolo (tutti i giorni eccetto il lunedì).. Due i motivi del ri-trasferimento: in primis, la non ulteriore sostenibilità del canone di locazione da parte di un’associazione culturale, come appunto il Circolo della Zampogna, priva di contributi pubblici certi; in secondo luogo, in vista della possibilità del suo accorpamento con il Museo comunale e affidamento della relativa gestione al Circolo; soluzione peraltro già prevista nel corso del procedimento amministrativo per il definitivo “sblocco” dei fondi per la realizzazione del Museo stesso, oltre che naturale e logica, ma che l amministrazione comunale ha ritenuto di non adottare.. Con il risultato che, per quelle imperscrutabili logiche che spesso muovono le azioni delle amministrazioni pubbliche, persiste a Scapoli un dualismo museale che pesa negativamente non solo e non tanto su chi quelle logiche le subisce direttamente, quanto piuttosto sull’intera collettività e sugli stessi visitatori innegabilmente disorientati di fronte a due esposizioni la cui proposta, modalità e capacità di accoglienza e di comunicazione della comune tradizione si esprimono con linguaggi e contenuti diversi.. Tuttavia, resta e va sottolineata la grande importanza dell’opera di accoglienza e informazione svolta dalla Mostra Permanente, frutto della capacità, disponibilità e competenza dei volontari che nel corso degli anni ne hanno curato (e ne curano tuttora) la gestione.. Il positivo passaparola che ne è seguito, unitamente all’attività di promozione e alla qualità crescente delle iniziative proposte dal Circolo, hanno fatto sì che ogni anno diverse migliaia di persone, provenienti da tutta Italia e da altri paesi europei ed extraeuropei, venissero a visitarla, avendo così anche l’opportunità di scoprire un territorio inedito per valenze storiche, archeologiche e paesaggistico-ambientali, unitamente alla possibilità di scoprire (o approfondire) la conoscenza di uno strumento musicale considerato nell opinione corrente più obsoleto che di antica origine ma sorprendentemente capace di parlare alla modernità sia pure restando (forse fortunatamente) “marginale” o “di nicchia”.. In definitiva, un risultato che rispecchia ciò che il Circolo della Zampogna si era prefissato sin dall’inizio: salvaguardare e attualizzare la pratica dello strumento per tramandarlo alle generazioni future e farne, al tempo stesso, il perno intorno a cui costruire un possibile modello di promozione e sviluppo del territorio.. In questa ottica il Circolo avrebbe poi ideato (nel 1994) e realizzato (concludendolo nel 2001) il Progetto europeo LEADER “Vivere con la Zampogna” con tutto il suo portato di animazione, ricerca e innovazione e con molteplici effetti positivi tuttora visibili e riscontrabili.. Con lo stesso spirito mise in Mostra la zampogna.. Ma non chiamò l esposizione Museo bensì “Mostra Permanente”.. Sia con l intento, generoso ma mal ripagato, di non precostituire un museo alternativo a quello di cui a livello istituzionale si parlava da anni e che proprio in quel periodo (agli inizi degli anni 90) cominciava a concretizzarsi, sia ritenendo la zampogna espressione di una tradizione ancora viva e quindi non ancora da museo.. I giovani del XXI secolo, che, grazie anche alla nostra attività, si appassionano alla zampogna e l’abbracciano con la stessa grazia dei loro nonni, ci gratificano e ci danno ragione di questa scelta..

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  • Title: La Zampogna ed il CIZ - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
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  • Title: Breve storia degli aerofoni a sacco - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: «Dove c’è un otre c’è una zampo gna».. Questo assunto, pur se improprio e applicabile al solo àmbito musicale, dà il senso di quella che è la caratteristica essenziale e distintiva degli stru menti appartenenti ad una precisa ca tegoria: gli aerofoni a sacco.. Vale a dire i fiati ad ancia con canne sonore ali mentate tramite un otre che funge da riserva d’aria per il suonatore.. Gli aerofoni a sacco sono presenti in Europa e in alcune aree extra europee, in una varietà tanto ampia di tipi e mo delli da rendere difficoltosa una loro ca talogazione precisa e completa.. 8-8.. 8-13.. 8-14.. 8-9.. 8-12.. 8-3.. 8-2.. 8-6.. 8-10.. 8-4.. 8-7.. 8-5.. 8-11.. 8-1.. Origine degli aerofoni a sacco.. Una delle questioni più dibattute è stata quella dell’origine storica degli ae rofoni a sacco.. Su tale argomento, Curt Sachs [Storia degli strumenti musicali, Milano 1985, pp.. 159-160] scrive: «L’origi ne della zampogna è sconosciuta.. Su un rilievo del tredicesimo secolo a.. C.. ap partenente al palazzo ittita di Eyuk stu diosi troppo frettolosi credettero d’aver scoperto la prima zampogna; in realtà il sacco è la vittima animale d’un sacrifi cio e le due “canne” sono solamente due nastri che pendono dalle due corde d’un liuto portato dinanzi l’offerta sa crificale.. Pure un errore è stato quello di intendere come zampogna la parola aramaica sumponiah che ricorre nel Libro di Daniele [.. ].. E ancora abbiamo di mostrato come uno strumento del ge nere non sia potuto essere presente in Israele e nella Grecia classica.. La prima zampogna della quale si ha notizia si cura risale al I secolo d.. [.. Lo stru mento poteva essere stato importato da poco dall’Asia, e come le moderne zam pogne asiatiche, era probabilmente mu nito d’un clarinetto o d’un clarinetto doppio».. Nell’indagine sulle ere antiche, lo storico dell’organologia ha quasi sem pre a disposizione documenti fram mentari e non soddisfacenti.. Tale limite rende impossibile l’esatta ricostruzione della nascita, dello sviluppo e della conservazione degli strumenti musicali.. Essendo le cornamuse aerofoni ad ancia, l’analisi di queste fasi storiche trova avvio da un’epoca in cui ebbero ampia diffusione e fortuna alcuni og getti sonanti costituiti da canne multi ple munite, appunto, di ancia.. Baines annota come, già cinque millenni fa, gli antichi flauti di canna, legno od osso, iniziassero ad essere sostituiti da una «serie di tubi ad ancia che da quel mo mento in poi in pratica monopolizzaro no la musica per strumenti a fiato del l’antichità, culminando nell’aulos greco e nella tibia romana».. Tra tali strumenti, assicuravano par ticolari vantaggi musicali quelli a più canne.. Il doppio aulos era formato da due tubi sonori utilizzati «quasi sempre in coppia: il suonatore reggeva una canna per ciascuna mano e suonava entrambe simultaneamente» [A.. Baines Storia degli strumenti musicali, Milano 1983, pp.. 235-236].. La varietà delle tecniche ese cutive sarà apparsa sbalorditiva al mu sicista abituato a suonare su strumenti a fiato con canna singola.. Gli auloi, come detto, erano muniti di ancia.. È difficile risalire all’epoca preci sa in cui questo particolare dispositivo fu introdotto negli strumenti a fiato.. André Schaeffner [Origine degli strumenti musicali, Palermo 1987, p.. 301] conside ra l’ancia «semplice, battente, [.. ] fra i processi sonori più antichi e più diffu si».. Egli, infatti, si chiede: «Una volta giunti all’idea della canna, come non pensare di sollevarne dalla parete un frammento?».. È certo che aerofoni di canna, coevi dell’aulos e con ancia sem plice, esistevano nei territori del bacino del Mediterraneo, così come anche oggi è possibile trovarne, ma le fonti iconografiche più attendibili fanno propende re per l’uso dell’ancia doppia in gran parte degli auloi greci ed etruschi e nelle tibiae latine, pur s’è indiscussa la pre senza di tipi ad ancia semplice.. Si conoscono vari oboi antichi suo nati in coppia.. Curt Sachs [op.. cit.. , p.. 157] ne segnala alcuni: «Greci e Romani pos sedevano numerose specie di oboi dop pi.. Il più importante era l’oboe doppio fri gio che aveva le due canne di lunghezza differente, con la più lunga ricurva ver so il fondo e terminante con un largo padiglione simile a quello d’una trom ba; i fori per le dita erano posti ad altez za diversa in ognuna delle due canne, le quali avevano [.. ] piccolo diametro.. Una denominazione greca per quest’o boe doppio era auloi élymoi.. L’oboe doppio lidio, invece, che venne indicato dai Ro mani con la denominazione tibiae serranae (fenicie), aveva canne di eguale lunghezza e coi fori per le dita in identi ca posizione.. Le canne dell’oboe doppio erano ricavate in diverse misure e in diversi tagli d’altezza sonora».. I Romani attuarono sulle tibiae una classificazione piuttosto netta, che di stingueva gli strumenti in due gruppi principali: tibiae pares e tibiae impares, che corrispondono a canne di lunghez za uguale o diseguale, come nei casi de gli oboi frigi e fenici poc’anzi ricordati nella descrizione di Sachs.. Significativamente, ancora oggi, tra le zampogne italiane, ce n’è un tipo che è detto a paro (ciaramedda calabro-siciliana) poiché ha, come le antiche tibiae serranae, i chanter di medesime dimensioni.. Il principale problema esecutivo per i suonatori di auloi e tibiae era l’effettua zione della tecnica del fiato continuo, necessaria ad ottenere il suono ininter rotto.. Ciò, sicuramente, indusse qualcu no a pensare ad una riserva d’aria da usare ogni qualvolta si doveva riprendere fiato: un otre da applicare allo stru mento e che, collegato alle canne sono re, poteva alimentarle in modo conti nuo.. Pronunciarsi con certezza su quan do e dove ciò avvenne è difficile, pur se indicazioni importanti possono aiutarci in tal senso.. Il fatto, ad esempio, che fino a tutta l’epoca preimperiale romana non si riesca a trovare prova inconfuta bile dell’esistenza d’una zampogna, ci dà l’idea di come lo strumento dovesse essere sconosciuto (o noto solo margi nalmente).. Alcuni hanno creduto di individuare una suonatrice di zampogna nei versi del componimento noto come Copa Surisca (Ostessa Siriana), attribuito a Virgilio ma quasi certamente d’altro autore, sep pure coevo del poeta mantovano.. L’o stessa citata nei versi era capace di bal lare e far vibrare delle stridule canne sotto un gomito: «Copa Surisca caput graeca redimita mitella / crispum sub crotalo docta movere latus, / ebria formosa saltat la sciva taverna, / ad cubitum raucos excutiens calamos».. Tale descrizione, però, è troppo indeterminata; in nessun modo autorizza a identificare l’uso di una zampogna.. Le prime notizie sull’uso certo d’uno strumento musicale a sacco risalgono al periodo della Roma Imperiale.. In uno dei suoi Epigrammi, Marziale (40 ca, 104 d.. ), utilizzando un vocabolo composto di derivazione greca, menziona l’ascaules Cano: « credis hoc Prisce? / voce ut loquatur psittacus coturnicis / et concupiscat esse Canus ascaules?» [Epigr.. 3, 10].. Il so stantivo ascaules indica sicuramente uno zampognaro.. In greco, ascos sta per sacco e aulos per piffero ad ancia; per tanto, l’unione di queste due parole equivale ad altri vocaboli composti in uso negli idiomi di varie culture e che identificano gli aerofoni a sacco (inglese bagpipe, tedesco sackpfife, belga pijpzak, svedese säckpipa).. Il biografo latino Svetonio (70 ca, 140 ca), nel De vita Cesarum [Nero, 54], scrive che Nerone «sub exitu quidem vitae palam voverat, si sibi incolumis status permansisset, proditurum se partae victoriae ludis etiam hydraulam et choraulam et utricularium».. Quindi, Nerone (37-68 d.. ) era in grado di suonare tre strumenti, sapen do fare l’utricularius (zampognaro), cioè il suonatore di utriculus (zampogna).. An che Dione di Prusa (40 ca, dopo il 112 [115?]), in un passo riferito allo stesso Nerone [Orat.. LXXI, 9], afferma come l’imperatore sapesse suonare la tibia e contemporaneamente comprimere col braccio un sacco.. Oltre queste citazioni su Cano e Ne rone, non vi sono, allo stato attuale del le conoscenze, incontrovertibili attesta zioni precedenti; ancorché si conosca una leggenda che narra come Giulio Ce sare, nel 55 a.. , impegnato nella con quista dell’isola britannica, sia riuscito a sconfiggere i nemici grazie al suono del le zampogne usate da alcuni suoi solda ti.. Ma si tratta solo d’un racconto mitico, senza nessuna concreta attendibilità storica.. Anche se c’è da segnalare come siano state interpretate quali zampogne da guerra (war pipes) gli strumenti a fia to usati dall’esercito romano-bizantino nelle battaglie contro i Goti (VI secolo d.. ) descritte nella Storia delle guerre di Giustiniano, opera dello storico Procopio di Cesarea, secondo il quale il segnale dell’attacco militare era dato  ...   quattro.. Le ciaramelle.. Col nome le ciaramelle si identifica una zampogna la cui area elettiva è l’Alta Sabina.. Tale strumento rientra nella categoria delle zampogne zoppe, e mostra aspetti distintivi che ne fanno un tipo a sé stante.. La più importante sua caratteristica musicale è che si trat ta d’uno strumento che emette suono solo dai chanter, avendo la canna di bordone inattiva.. La tradizione delle ciaramelle è in forte crisi; sull’orlo del totale abbandono.. La zampogna di Panni.. Tra le zampogne meridionali, è ano mala quella pugliese di Panni (Fg) poi ché ha caratteristiche completamente diverse dalle altre.. Tale zampogna, infatti, ha un solo chanter e un unico bordone, impiantati separatamente.. Entrambe le canne sonore sono fab bricate con piante di arundo donax.. Il chanter è estremamente corto e pre senta tre soli fori digitabili anteriori, ed è completato da una piccola campana posticcia.. Il bordone è costituito da un robusto fusto di canna cui si applica, sulla parte superiore, una zucca svuota ta ed essiccata.. Lo zampognaro suona il chanter con una mano e con l’altra regge il bordone, tenendolo in posizione verticale.. L’ancia è semplice sia sul chanter che sul bor done.. L’otre è di pelle d’agnello.. La sacca è premuta sotto il braccio della mano con cui si regge il bordone.. La surdulina.. Surdulina è il nome col quale viene chiamato un tipo di zampogna presente in un’area geografica che comprende l’estrema zona meridionale della Luca nia e località della Calabria settentrio nale.. Una caratteristica della surdulina è la sua ridotta dimensione.. Ecco la struttura dello strumento:.. chanter cilindrici di eguale lunghezza.. Quattro fori digitabili anteriori per ogni chanter.. Lo sbocco terminale del chanter sinistro è chiuso;.. i bordoni sono due o, raramente, tre (straordinariamente quattro).. Il bor done maggiore è sempre la canna più lunga dello strumento;.. ance semplici sia sui chanter che sui bordoni.. La zampogna a palmi.. La zampogna a palmi è uno strumento costruito in alcune località della Campania, della Lucania e della Calabria.. È chiamata “a palmi” perché realizzata in vari modelli le cui grandezze sono espresse, appunto, in palmi (antica unità di misura corrispondente a circa 26 cm).. I modelli più in uso sono la 3 palmi e la 3 palmi e mezzo.. Ma sono utilizzate anche altre misure.. La zampogna a palmi è fornita di chiave ad uno dei chanter, un congegno metallico che serve a chiudere l’ultimo foro per la nota grave, molto distanziato dagli altri.. Tutto il meccanismo viene nascosto dal coprichiave, un involucro di legno appositamente bucherellato.. Nell’aspetto, questa zampogna è si mile all’analogo tipo molisano.. La diffe renza più evidente è che la zampogna a palmi presenta due o tre bordoni attivi, mentre quella molisana, nei modelli oggi più in uso, ha un solo bordone so noro (eccezionalmente due, in specifici modelli).. Come quasi tutte quelle “con chia ve”, la zampogna a palmi è tradizional mente usata per accompagnare la cia ramella.. La zampogna a paro.. Si definisce a paro il tipo di zampo gna italiana diffuso nella Calabria meri dionale e nella Sicilia orientale.. Il nome deriva dal fatto che lo strumento ha i due chanter di “pari” misura.. due chanter con 4 fori digitabili ante riori e 1 posteriore su una canna, 4 anteriori sull’altra;.. due, tre o, raramente, quattro bordoni sonori;.. generalmente, ance tutte semplici (con qualche eccezione).. La zampogna a paro è strumento solista.. Il suo nome dialettale è ciaramedda.. Altre zampogne.. Oltre quelli descritti, nell’Italia meri dionale esistono altri tipi e sotto-tipi di zampogne, molto meno diffusi e colpiti da grave crisi che li sta portando (o li ha portati, come nel caso della scupina mo lisana) all’estinzione.. La zampogna zoppa.. È detta zoppa (in dialetto cioppa) la zampogna senza chia ve costruita nel Lazio e nel Molise.. La zoppa presenta il chanter maggiore che – proprio per l’assenza di chiave – è più corto rispetto a quello che su altri stru menti è provvisto di tale congegno me tallico.. Nel Molise, l’uso della zampogna zoppa è quasi del tutto estinto.. Per il La zio occorre distinguere due zone.. Nell’area meridionale, la cioppa mostra le stesse caratteristiche organologiche di quella molisana (e vive pressoché la stessa crisi).. Nell’area dell’alta Valle del l’Aniene, invece, la zampogna zoppa (strumento ormai non più praticato) mostra aspetti differenti, come l’uso di ance semplici.. Le grandi zampogne.. Vi sono nell’Italia meridionale delle zampogne con chiave che si distinguono per le considerevoli dimensioni e che sono comunemente chiamate “grandi zampogne”.. Oggi questi strumenti sono piuttosto rari, ma un tempo erano probabilmente più utilizzati.. Si conoscono antichi docu menti fotografici che mostrano zampogne le cui altezze non raramente sono pari o superiori a quelle degli zampogna ri che le suonano.. Tra le grandi zampogne, una men zione per quella ancora oggi in uso a Monreale (Pa).. Si tratta d’uno strumento del tipo con chiave (a volte con doppia chiave) e senza coprichiave.. È una zam pogna solista, che suona in minore.. Vie ne usata anche in accompagnamento al canto per l’esecuzione delle novene.. La zampogna nel Molise.. Nell’attuale tradizione musicale del Molise, la zampogna è strumento legato principalmente alla cultura di tre paesi: Scapoli, Castelnuovo al Volturno e San Polo Matese, ma anche altre località sono (o sono state) interessate all’uso degli ae rofoni a sacco.. Castelnuovo e San Polo sono comu nità nelle quali rimane attivo un buon numero di zampognari; Scapoli, invece, svolge un ruolo diverso, perché, oltre che essere luogo con cospicua presenza di suonatori, è il centro di produzione degli strumenti.. A Scapoli si costruiscono due tipi di zampogne: quella con chiave e quella zop pa (di quest’ultima, si è già detto).. La zampogna con chiave.. La zampogna molisana con chiave, come tutte quelle dell’Italia meridiona le, ha sempre il doppio chanter, il mono impianto e l’alimentazione a bocca; ma mostra anche proprie peculiarità.. Que ste le caratteristiche dello strumento:.. i chanter di lunghezza diseguale, di vergenti e conici.. Il chanter corto (de stro) è fornito di 5 fori digitabili (4 an teriori, 1 posteriore), mentre il chan ter lungo (sinistro) ne ha 3 più il foro della chiave;.. due bordoni, di cui – nei modelli oggi più usati – uno solo (il maggiore) pro duce suono, mentre il secondo (il mi nore) è muto.. Vi sono, però, esemplari con doppio bordone sonoro, ma si tratta di strumenti che, benché ancora costruiti, nel Molise nessuno usa più;.. ance doppie su tutte le canne sonanti;.. campane che si avvitano all’estre mità del fuso dei chanter e che pos sono essere di due specie: campagnola (con padiglione ampiamente svasato) e vezzanese (con padiglione meno ampio).. I legni più comuni usati per la co struzione delle zampogne molisane so no l’ulivo e il ciliegio.. Vengono, però, la vorate anche altre piante ritenute adat te.. Molti strumenti sono fabbricati con l’uso misto di legni: (ciliegio per le cam pane, ulivo per i fusi dei chanter e per i bordoni).. Per gli otri, è invalsa la consuetudine di utilizzare le camere d’aria di automo bile, ricoperte di finto vello.. Però, occa sionalmente e su richiesta, si utilizzano anche pelli d’animale (capra o pecora).. Le zampogne molisane con chiave si costruiscono in più modelli, contraddi stinti da prestabiliti numeri convenzio nali.. La zampogna modello 25 è oggi quella preferita dai suonatori, ma anche la 28 gode d’una buona diffusione.. Alle grandezze, e quindi ai numeri, corri spondono le intonazioni degli strumenti.. La molisana con chiave è zampogna d’accompagnamento, suonata in coppia con la ciaramella, che effettua le parti soliste dei brani musicali.. La ciaramella molisana (biffera) pre senta 9 fori digitabili (8 anteriori, 1 po steriore) e, così come per la zampogna, viene costruita in vari modelli, diversi per grandezze ed intonazioni, adatti a suonare col corrispondente modello di zampogna.. La scupina.. Nel Molise, fino a pochi decenni fa, è stato in uso un particolare tipo di zam pogna caratterizzato dall’avere i due chanter e l’unico bordone costruiti con la canna palustre (arundo).. Lo strumen to, la cui denominazione dialettale era scupina, aveva queste caratteristiche:.. due chanter, con 4 fori digitabili anteriori e 1 posteriore per una canna, 4 fori anteriori per l’altra;.. un bordone, formato da due parti assemblate ad incastro;.. ance tutte semplici.. La scupina molisana – il cui uso è ormai estinto – era destinata al “sostegno” della voce in canti eseguiti in occasioni festive calendariali (capodanno, riti di primavera) e durante le serenate..

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  • Title: Centro Italiano della Zampogna (CIZ) - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: Il CIZ, istituito dal Circolo della Zampogna nell’ambito del Progetto europeo LEADER “Vivere con la Zampogna”, è stato realizzato e strutturato essenzialmente intorno a due obiettivi di fondo:.. - il primo, come centro di documentazione e salvaguardia del patrimonio culturale, musicale e artigianale degli aerofoni a sacco italiani e (parzialmente anche) stranieri;.. - il secondo, come centro propulsore di tutta una serie di attività volte a valorizzare la risorsa “zampogna” con azioni coordinate e integrate  ...   Il Centro Italiano della Zampogna è collocato a Scapoli nella stessa Sede operativa (in Piazza Martiri di Scapoli) dell Associazione Culturale “Circolo della Zampogna” (al primo piano) e della Mostra Permanente di Zampogne e Cornamuse Italiane e Straniere (al secondo piano).. Esso, con la sua banca dati e una vasta documentazione iconografica e letteraria, costituisce un imprescindibile punto di riferimento per chiunque, soci e non, voglia scoprire o meglio approfondire il mondo degli aerofoni a sacco..

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  • Title: I Costruttori - Circolo della ZampognaCircolo della Zampogna
    Descriptive info: Strumento di origine antichissima, forse già conosciuto dai Sanniti ed utilizzato dai Romani, è a noi particolarmente familiare perchè preannunciante l avvento del Natale, quando la coppia di suonatori, zampogna e ciaramella, bussa alle porte delle abitazioni e, dando fiato agli strumenti, diffonde il caratteristico suono.. A Scapoli però la zampogna non è solo Natale.. Infatti, con il progetto Vivere con la Zampogna , alle soglie del terzo millennio la tradizione legata al mondo di questo strumento viene riproposta non  ...   sviluppo possibile per il futuro di un area rurale e montana.. sima, forse già conosciuto dai Sanniti ed utilizzato dai Romani, è a noi particolarmente familiare perchè preannunciante l avvento del Natale, quando la coppia di suonatori, zampogna e ciaramella, bussa alle porte delle abitazioni e, dando fiato agli strumenti, diffonde il caratteristico suono.. LUIGI RICCI.. ZAMPOGNE E CIARAMELLE MOLISANE.. Via Fontecostanza.. 86070 Scapoli IS.. Tel.. 0865 952078.. UMBERTO DI FIORE.. 0865 952063.. FABIO RICCI.. LA TRADIZIONE CHE CONTINUA.. 0865 952065..

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